giovedì 27 maggio 2010
Esiste un'altra Italia?
D'altro canto una domanda sorge spontanea.. un'altra Italia è possibile? Probabilmente bisognerebbe iniziare con il cambiare gli italiani.
"Facciamo girare queste parole. Perchè sono le parole che mancavano. Quelle che in molti pensavano ma non hanno avuto la possibilità, la forza o il coraggio di urlare.
Le ha scritte un giovane sindaco, Domenico Finiguerra, ai cittadini di Cassinetta di Lugagnano, ma sono rivolte a tutti. O almeno a tutti quelli che vorrebbero davvero un'altra Italia.
_________________
ESISTE UN'ALTRA ITALIA
Con questa lettera mi rivolgo ai 1800 cittadini di Cassinetta di Lugagnano, ai frequentatori del mio sito internet, ai miei contatti sui social network, ai 30 mila aderenti alla Campagna Stop al Consumo di Territorio, ai 420 mila sostenitori dell’Acqua Pubblica, alle migliaia di persone che ho incontrato in incontri pubblici, conferenze e dibattiti, ai miei colleghi, amministratori o politici.
Negli ultimi 8 anni sono state molte le occasioni per scrivere, commentare, riflettere a voce alta.Ho condiviso con dei fantastici compagni di viaggio, il gruppo “Per Cassinetta”, protagonisti dell’esperienza di rinnovamento del nostro comune, l’orgoglio e l’onore di guidare Cassinetta di Lugagnano, la sua comunità e il suo territorio, nella difesa dell’ambiente, del paesaggio e dei beni comuni, per la terra e per l’acqua.Ho condiviso la speranza e la volontà di contribuire alla costruzione di un futuro migliore e diverso per i nostri figli.Insieme alla mia giunta ho sempre manifestato pensieri e idee con la massima sincerità.Oggi, non posso non fare altrettanto.
Spesso i politici dicono e fanno cose con lo scopo di accattivarsi la simpatia dei cittadini elettori. Prestando molta attenzione a non urtare le sensibilità e le suscettibilità. Evitando scomodi argomenti che potrebbero far perdere qualche voto al loro partito.
Sono stato eletto nel 2002 e riconfermato nel 2007 alla guida di una lista civica. Senza nessun legame con i partiti. Ma la mia storia personale e le mie idee mi collocano nella parte del campo che si contrappone (o sarebbe meglio dire dovrebbe farlo), all’attuale maggioranza di Governo guidata da Silvio Berlusconi e da Umberto Bossi.
Per l’affetto o per il rispetto che devo a tutti i cittadini di Cassineta e a tutti coloro che mi seguono in rete o che mi hanno ascoltato in qualche sala pubblica, cinema o teatro, è per me indispensabile manifestare apertamente il mio pensiero rispetto alla deriva culturale e all’impoverimento civile che sta interessando l’Italia.
Negli ultimi anni, lentamente, giorno dopo giorno, si è diffuso un amaro rancore preventivo nei confronti di chi è straniero, di chi professa altre religioni rispetto a quella cattolica, di chi è diventato nostro vicino di casa. “Andate via, a calci nel c…!”, “L’Italia agli Italiani!”,“Giù la mani dalle nostre donne, dal nostro lavoro, dal nostro crocifisso!”Quante volte abbiamo udito queste frasi? Alla televisione, alla radio o in comizi elettorali.
Ma nelle ultime settimane l’accelerazione di questo processo e l’affermazione di prassi e comportamenti indegni di un paese che vuole definirsi civile, ha assunto un carattere davvero insopportabile. Ha cominciato a coinvolgere in maniera diretta i bambini. E cosa ancor più grave, per me, ha visto sindaci e assessori agitare spettri e propaganda per far venire ai cittadini la bava del livore alla bocca, sperando di interpretare questi istinti primordiali e alimentare così il proprio consenso.
Un comune in Provincia di Verona ha lasciato a piedi i bambini (figli di stranieri) non in regola con il pagamento dello scuolabus. Così, se le porte del pulmino giallo si aprivano per taluni, per altri si chiudevano. “Tu sali! Tu resti giù!”
In un altro comune in Provincia di Brescia alcuni bambini (sempre figli di stranieri) non in regola con il pagamento della refezione sono stati lasciati a digiuno. Proprio così. Mentre i loro compagni venivano serviti con pastasciutta, bistecca e insalata, questi piccoli esseri umani si sono trovati davanti un semplice pezzo di pane e dell’acqua. Quando un imprenditore, volendo separare le sue responsabilità da quelle del suo sindaco, ha voluto saldare il debito per conto delle famiglie morose, gli sono giunti messaggi indispettiti, raccolte di firme contro la sua donazione. Perché? Perché si era azzardato a guastare il clima di ritorsione collettiva e vendicativa… a sporcarlo con un gesto di buona volontà?
Una vergogna. Una vera e propria vergogna. Ho provato ad immaginare mio figlio, seduto ad un banchetto. L’ho immaginato guardare il suo compagno mangiare ed abbassare lo sguardo, umiliato, senza sapere perché. Ho provato ad immaginarlo con lo zainetto in spalla tornare mestamente e a piedi verso casa. Il capo chino e l’etichetta di diverso sulla giacchettina.
Cari cittadini e cari amici,di fronte a questi episodi, cartine di tornasole di cosa è diventato il nostro paese, non posso tacere. Non posso non gridare il mio disprezzo umano e politico per chi nell’intento di ottenere voti e approvazione, non riuscendo a far pagare genitori morosi, si inorgoglisce nel prenderne a calci i figli. Si inorgoglisce. Invece di mettere in campo un’azione doverosa di recupero e verifica dell’evasione, cavalca tale occasione per raccogliere i frutti dall’albero dell’insofferenza diffusa.
Io sento il dovere morale di dire e fare la mia parte. Innanzitutto non voltandomi, per opportunismo, dall’altra parte, diventando così complice. Corresponsabile morale di una classe politica di aspiranti gerarchi che cercano visibilità in un regime culturale fondato sulla ripugnanza, sull’egoismo e sulle povertà ideali e materiali. Sospinti da cittadini che hanno smarrito, sono stati spogliati o si sono liberati dei sentimenti di fraternità e pietà.
Sul mio sito si parla molto di temi ambientali. Ma di fronte ai respingimenti in alto mare di donne e bambini in fuga dalla fame e dalla guerra, di fronte ai cadaveri di stranieri ammassati nel deserto libico perché non idonei ad avere un pezzo di carta, di fronte alle scene di razzismo e deportazione cui abbiamo assistito alcuni mesi fa a Rosarno, di fronte a tutto questo, non me la sento di cambiare discorso per parlare di nucleare o risparmio energetico.
Di fronte alle rivoltanti e spregevoli parole di politici che incitano alla caccia al diverso, sia esso musulmano, nero o omosessuale, di fronte a questa deriva barbarica, che sta gettando le basi, e forse ha già costruito, una società della violenza, dell’invidia e dell’iperindividualismo, di fronte agli sguardi di giustificazione (se non addirittura di approvazione) delle parole cariche di retorica razzista, di fronte ai fatti prodotti da un clima che ricorda quello preparatorio dei tempi bui del nazi-fascismo, di fronte a tutto questo, non me la sento di cambiare discorso per parlare di inceneritori o autostrade.
Di fronte al degrado civile e morale del mio paese, l’Italia, che sta mostrando in questi giorni il suo lato peggiore, mi sento in dovere di manifestarvi tutto il mio disagio e la mia indignazione. Affinché tutti voi sappiate da che parte sto. Anche se, e ne sono consapevole, ciò comporterà da parte di alcuni di voi, ma spero di pochi, l’abbandono di sentimenti di simpatia nei miei confronti.
Ma ciò che io vi chiedo non è la simpatia. Osservando insieme a voi gli occhi di un bambino che implora pietà su un gommone o quelli di un uomo abbassato su una pianta di pomodori, ciò che io vi chiedo è la comprensione e la solidarietà, per loro.
Da pochi giorni è passata la Pasqua. La gran maggioranza di voi ha festeggiato la Resurrezione di Gesù. Lo stesso Gesù che se fosse nato oggi, in Italia, magari in una catapecchia della periferia milanese, non sarebbe stato salutato con riunioni di gioia e cori di giubilo, bensì con presidi di protesta e cori razzisti.Se siete credenti e cristiani e vi recate in chiesa tutte le domeniche, udirete parole che invitano all’amore. Ascoltatele.Non prestate orecchio a chi, ostentando un fazzoletto verde nel taschino o una spilletta con uno spadone puntato in alto, a pochi metri del sagrato della chiesa, vi indica come unica strada da percorrere quella della paura, dell’odio e dell’intolleranza.
Pensate invece ai vostri figli e alle prossime generazioni. Cercate di non trasmettere sensazioni di lontananza rispetto a chi ha il colore della pelle diversa, a chi prega un dio diverso, a chi viene da un paese diverso. Perché non sarà né bello né piacevole per i vostri figli, vivere in un paese dove ci si guarda con diffidenza o indifferenza. Dove il pregiudizio annega ogni stimolo alla reciproca conoscenza. Dove il benessere individuale viene prima di ogni regola di giustizia sociale e collettiva.
Forse non ho nessun diritto di dirvi tutto questo, e mi scuso se ciò è vissuto da parte vostra come una sorta di predica. Ma io sono un sindaco e, seppur piccolo, sono un rappresentante delle istituzioni ed è bene che i cittadini che rappresento e quelli che si soffermano ad ascoltare ciò che dico e propongo in rete, sappiano quali sono i sentimenti che si agitano nel mio cuore.
Io sto dalla parte delle sorelle e dei fratelli stranieri. Quelli che arrivano disperati in cerca di speranza. Quelli che muoiono di stenti implorando accettazione. Quelli che sono sfruttati senza ritegno da delinquenti e criminali. Quelli che tutti i giorni accompagnano i nostri figli a scuola, quelli che curano i nostri anziani e che cureranno noi tra qualche anno, quelli che lavano i nostri gabinetti, quelli che si sporcano le mani di grasso per noi.
Io sto dalla parte dei bambini che non hanno colpa o peccato e che, pur avendo un genitore che non vuole o magari semplicemente non può pagare la mensa scolastica, hanno comunque diritto, come tutti i bambini del mondo, alla serenità e a vedersi riconosciuti pari dignità e diritti dei loro compagni di banco.
Io sto da questa parte e sarebbe bene che tutti, i piccoli e i grandi sindaci, gli assessori o i consiglieri comunali, le liste civiche, quelle democratiche, quelle progressiste, di centrosinistra o semplicemente di ispirazione civile o addirittura quelle di centrodestra che non condividono questa deriva di ostentata disumanità, così come i militanti, gli uomini di cultura, i blogger, i pastori, i cantanti, i contadini, i lavoratori, gli imprenditori,i cittadini, insomma tutti quelli che stanno da questa parte, liberassero i loro pensieri e li proponessero con fierezza, a dimostrare che esiste anche un’altra Italia.
domenico finiguerra
sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Milano, Italia
*****************************************
www.domenicofiniguerra.it
finiguerra@comune.cassinettadilugagnano.mi.it"
martedì 27 aprile 2010
Montirone e le cave
"BRESCIA OGGI
Giovedì 22 Aprile 2010 PROVINCIA Pagina 17
MONTIRONE. La strategia per fermare l'opera? Mobilitazione generale e pressing sul sindaco
Cascina Betulla, scavi in vista: il popolo anti-cave si mobilita
La richiesta del Comune di togliere i vincoli di tutela alla zona agricola preoccupa il mondo ambientalista. Già fissata un'assemblea pubblica A Montirone torna l'«incubo» cave. Ambientalisti e agricoltori guardano con crescente preoccupazione all'apertura di un bacino di escavazione alla Cascina Betulla. Un'operazione inserita nel Piano cave provinciale che rischia di cancellare circa 250 piò di fertili campi di mais sulla strada per Ghedi. Ad aggiungere preoccupazione a preoccupazione il passo compiuto dalla Giunta che ha chiesto alla Provincia di togliere il vincolo di area agricola strategica per la fetta di territorio, circa 800 mila metri quadri, potenzialmente interessata alla cava. ALLA LUCE DI QUELLA interpretata come una brusca accelerazione del progetto, il comitato «Montironeambiente» e Legambiente Bassa Bresciana hanno convocato un'assemblea pubblica per fare il punto della situazione e fissare un piano di mobilitazione per fermare il progetto. L'appuntamento è fissato per domani alle 20,45 nei locali delle suore. Il dibattito sarà coordinato dall'esponente di Legambiente Gabriele Pellegrini, Al tavolo dei relatori siederanno don Gabriele Scalmana responsabile della pastorale del Creato, l'avvocato di Legambiente Pietro Garbarino e Angelo Bergomi consigliere comunale di Rovato, considerato un eminenza grigia nelle strategie burocratiche e amministrative anti-cava. Bergomi è un vero e proprio esperto nella conoscenza delle scorciatoie (legali si intende) che le aziende di escavazione, spalleggiate spesso dagli amministratori, riescono a percorrere fra le pieghe di normative complesse per ottenere autorizzazioni all'apertura di cave che a fronte di grandi profitti stanno riducendo la nostra provincia ad una grande forma di gruviera. I timori della comunità sono alimentati dai numeri. Con una quota del 1! 5% del territorio comunale adibito a bacini di scavo, Montirone e è il paese della provincia di Brescia dove si riscontra la più grande percentuale di area agricola destinata a cave. Oltre cinque volte la percentuale limite del 3% che la regione Veneto - al contrario della Lombardia - ha giustamente imposto con una legge ad hoc.MONTIRONE CERCHERÀ di far tesoro dell'esperienza di Rovato, dove anche lo stesso operatore da anni sta tentando di aprire l'altra mega cava della Bonfadina. Dall'assemblea uscirà anche un chiaro segnale alla nuova Amministrazione comunale affinchè difenda con ogni strumento il proprio territorio agricolo dal business di sabbia e ghiaia. Il progetto della cava sulla strada per Ghedi è tornato alla ribalta dopo un lustro di silenzio. Nella primavera del 2005, Montirone ospitò una manifestazione di tutti i comitati provinciali per dire no alla cava: la Cascina Betulla è un'azienda comprata chiavi in mano dal titolare di un'impresa di escavazione che - dopo il passaggio in Regione - è stata trasformata in area destinata all'escavazione. Le zolle di soffice terra che erano valutate poche migliaia di euro a piò si sono trasformate in miniera di ghiaione e sabbia fine. Per un controvalore di svariati milioni di euro."
venerdì 23 aprile 2010
Articolo Bresciaoggi sulla Bonfadina
"BRESCIA OGGI
Martedì 20 Aprile 2010 PROVINCIA Pagina 21 LE CAVE.
L'ultima parola al Consiglio di Stato
Bonfadina, il frontedei cavatori sceglie la strada dell' attesa.
Da Cazzago il ritiro del ricorso ultima parola al giudizio di merito
È finita la scorsa settimana a Cazzago l'attesa per il pronunciamento del Consiglio di Stato sul ricorso delle ditte Bettoni e Nord strade e della Provincia contro le sentenze del Tar di dicembre e gennaio che avevano annullato l'autorizzazione della Regione di aumento dell'escavazione di ghiaia e sabbia per l'Ate 9 (cava Bonfadina) portandola da 400 mila a 1,6 milioni di metri cubi. L'opposizione delle due amministrazioni, che aveva registrato l'intervento dell'Ue sul Governo italiano, non era riuscita ad impedire l'avvio dello scavo la scorsa estate. Ci è riuscito il Tar accogliendo i ricorsi dei due Comuni, spiegando che la Regione doveva interpellarli prima di autorizzare un cambiamento tanto rilevante sui 40mila metri quadri della cava Bonfadina a cavallo del loro confine. I due pronunciamenti del Tar, uno per Rovato e uno per Cazzago, arrivati quando l'area rovatese era già scortecciata, hanno indotto le ditte e la Provincia a presentare due ricorsi al Consiglio di Stato chiedendo di sospenderne gli effetti per riprendere l'escavazione. La risposta è stata rapidissima: lo scorso 9 marzo il Consiglio di Stato ha detto no per Rovato facendo notare che se l'escavazione fosse ripresa un eventuale giudizio negativo nel merito non avrebbe permesso di rimediare ai danni. La bocciatura ha probabilmente convinto cavatori e Provincia a ritirare la richiesta di sospensiva per Cazzago per evitare una probabile nuova bocciatura. Giuseppe Foresti, sindaco di Cazzago, ha commentato: «Attendiamo ora che i giudici entrino nel merito della questione sollevata dalle nostre due amministrazioni. Certo - ha concluso il primo cittadino - sarebbe utile che la Regione, rivedesse il piano cave e il consiglio regionale appena eletto esaminasse la proposta di modifica della legge regionale cave 14/1998 presentato da una cinquantina di comuni lombardi di tutte le tendenze politiche che chiede di coinvolgere gli enti locali nella pianificazione dei bacini estrattivi sui loro territori, evitando situazioni come quelle che si sono venute a creare».G.C.C. "
giovedì 22 aprile 2010
Incontro di approfondimento sulle cave a Montirone
martedì 23 marzo 2010
Notizie di archivio: Formigoni e le decisioni sul settore estrattivo in Regione
A questo link si può legger un articolo interessante che parla di quale decisione sia stata presa da Formigoni rispetto a una funzionaria regionale che tanta influenza ha avuto anche sulla mancata Valutazione di Impatto Ambientale sulla cava Bonfadina.
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/01/24/regione-bufera-sul-piano-cave-formigoni-cambia.html
Nel 2007, infatti, anche con comunicazioni a firma di questa dirigente le amministrazioni comunali di Rovato e Cazzago S.M. si videro negare la VIA sulla Bonfadina, nonostante vi fosse in corso una procedura di infrazione europea sul tema.
Non dimentichiamoci mai di questi passaggi!
domenica 21 marzo 2010
Articolo Giornale di Brescia
16/03/2010 - Alla Bonfadina le ruspe restano ferme
Ruspe e camion ancora fermi alla cava Bonfadina fino al pronunciamento del Consiglio di Stato. È questa la decisione presa nei giorni scorsi dai giudici, che hanno rigettato le richieste di sospensiva avanzata dalla Provincia di Brescia e dalla ditta Bettoni in merito all'ambito estrattivo che si estende a cavallo dei territorio dei comuni di Rovato e Cazzago San Martino. Il Consiglio di Stato, pur riservandosi ovviamente di decidere nel merito dei ricorsi, ha quindi confermato lo stop ai lavori, congelati dal dicembre scorso dopo che il Tar di Brescia aveva dato ragione ai Comuni di Rovato e Cazzago San Martino. Le due amministrazioni, nelle persone dei rispettivi sindaci, Andrea Cottinelli e Giuseppe Foresti, avevano contestato il fatto che l'ingrandimento del bacino operato dalla Regione Lombardia rispetto alla proposta della Provincia fosse stato realizzato senza il loro coinvolgimento. «Il Consiglio di Stato - dicono Angelo Bergomi, consigliere comunale di Rovato Civica e delegato alle attività estrattive ed Eligio Costanzi, vicesindaco di Rovato - ha negato la ripresa dei lavori con la motivazione che consentire la ripresa degli interventi nella Bonfadina in attesa del giudizio di merito vorrebbe dire arrecare danni irreversibili al territorio, mentre deve prevalere l'interesse pubblico. Siamo consapevoli che questa sentenza non cancelli definitivamente il bacino estrattivo dalla Franciacorta, ma si afferma un principio per noi fondamentale: gli enti sovraordinati non possono prendere decisioni sulla testa dei Comuni senza coinvolgerli. Come amministratori rovatesi esprimiamo comunque soddisfazione per il fatto che sia stato confermato l'annullamento dell'autorizzazione all'escavazione. D'altro canto ci chiediamo chi risarcirà il danno arrecato al territorio e i disagi subiti dagli abitanti di Rovato e Cazzago San Martino nei tre mesi di escavazione concessi ad autunno». Per chiarire le competenze in materia di cave e discariche nel 2004 il Comune di Rovato, quello di Cazzago San Martino e altre 50 amministrazioni comunali bresciane e bergamasche avevano depositato una proposta di modifica di legge regionale. Obiettivo: «Riportare le istituzioni a fare pianificazione urbanistica sul territorio che amministrano».
giovedì 18 marzo 2010
Articolo Bresciaoggi 14/03/2010
BRESCIA OGGI
Domenica 14 Marzo 2010 PROVINCIA Pagina 20 ROVATO.
Il Consiglio di Stato conferma il «no»
La cava Bonfadina bocciata anche dai giudici supremi
I cavatori avevano impugnato il pronunciamento avverso del Tar
Fermata a dicembre dal Tar di Brescia, le operazioni di scavo nella cava Bonfadina di Rovato non potranno riprendere prima del giudizio di merito. La nuova bocciatura è arrivata nei giorni scorsi dal Consiglio di Stato, che si pronuncerà invece il 30 marzo per la parte del bacino che lambisce di Cazzago dove i giudici amministrativi avevano fermato i lavori con un pronunciamento successivo a quello di Rovato. L'ultimo grado della giustizia amministrativa ha ribadito la tesi del Tar: la Regione prima di autorizzare il prelievo di materiale avrebbe dovuto consultare le Amministrazioni comunali coinvolte. Il Consiglio di Stato sottolinea inoltre che consentire la ripresa dei lavori in attesa del giudizio di merito avrebbe comportato danni irreversibili. La sentenza, che sarà probabilmente replicata, per Cazzago.«Siamo consapevoli che la sentenza non cancella de finitivamente la cava - osservano Angelo Bergomi, consigliere delegato alle Attività estrattive e il vicesindaco di Rovato Eligio Costanzi - ma afferma il principio che i Comuni devono avere voce in capitolo in operazioni ad alto impatto ambientale. L'autorizzazione allo scavo è stata annullata ma ci chiediamo chi risarcirà il danno al territorio e i disagi subiti agli abitanti. In tre mesi, da settembre a dicembre, il traffico pesante dalla cava ha riversato sulle strade della zona più mezzi pesanti di quanti se ne stimavano del 2005. «A questo punto - prosegue Bergomi -, a metà del piano cave provinciale 2005-2015, vanno rivisti al ribasso i volumi, tanto più che un ex componente della commissione territorio della Provincia, ha riferito che dei quasi 70 milioni di metri cubi ne sarebbero stati cavati meno del 20%, confermando che nel piano c'erano volumetrie palesemente destinate a finire fuori provincia». Dal 2004 Rovato, Cazzago e altri 50 comuni bresciani e bergamaschi hanno depositato una proposta di modifica della legge regionale che affidi la pianificazione al pubblico non agli appetiti dei privati.G.C.C.
mercoledì 17 marzo 2010
Dichiarazioni esponenti Comune di Rovato sul pronunciamento del Consiglio di Stato
“Oggetto: Il Consiglio di Stato ha rigettato le richieste di sospensiva di Bettoni spa e Provincia di Brescia sulla cava Bonfadina
Nello scorso Dicembre il TAR di Brescia aveva sospeso i lavori nella cava Bonfadina, contestando il fatto che l’ingrandimento del bacino operato dalla Regione Lombardia rispetto alla proposta della Provincia fosse stato realizzato senza coinvolgere le amministrazioni comunali di Rovato e Cazzago S.M.. La ditta e la Provincia di Brescia avevano presentato al Consiglio di Stato dei ricorsi per l’annullamento di questa sentenza, richiedendone la sospensione dell’efficacia.
Martedì 9 Marzo il Consiglio di Stato ha rigettato entrambe le domande di sospensiva, confermando lo stop ai lavori. La motivazione: consentire la ripresa dei lavori in attesa del giudizio di merito vorrebbe dire arrecare danni irreversibili al territorio, mentre deve prevalere l’interesse pubblico.
In sintesi i lavori fermati a Dicembre continueranno a esserlo.
Siamo consapevoli che questa sentenza non cancelli definitivamente il bacino estrattivo ma afferma un principio fondamentale. Gli enti sovraordinati non possono prendere decisioni sulla testa delle amministrazioni comunali senza coinvolgerle. Come amministrazione comunale esprimiamo comunque soddisfazione per il fatto che sia stato confermato l’annullamento dell’autorizzazione all’escavazione.
D’altro canto ci chiediamo chi risarcirà il danno arrecato al territorio e i disagi subiti dagli abitanti di Rovato e Cazzago S.M.. In 3 mesi di escavazione massiccia il traffico pesante in ingresso-uscita dalla cava si è riversato sulle strade comunali con un numero di mezzi anche superiore a quello da noi stimato nel 2005.
Riteniamo che, a metà della durata del piano cave provinciale (2005-2015) sia necessario rivedere al ribasso i volumi assegnati nel piano cave provinciale. Dalle dichiarazioni di un candidato alle elezioni regionali, ex componente della commissione territorio della Provincia di Brescia, apprendiamo che dei quasi 70 milioni di metri cubi assegnati nel 2005 ne sarebbero stati cavati meno del 20%! Avevamo allora ragione 5 anni fa nel dire che in quel piano erano state inserite volumetrie palesemente destinate a finire fuori provincia.
Riteniamo che sia imprescindibile per la Provincia prendere atto che il piano cave debba essere rivisto, alla luce di numerose sentenze che lo hanno stravolto. Sarebbe l’occasione per renderlo compatibile con territori che hanno necessità di essere tutelati senza per questo penalizzare ideologicamente gli operatori, ma non consentendogli nemmeno di speculare a danno delle comunità che ospitano i loro impianti.
Nel caso della Bonfadina, lo ripetiamo da tempo, si potrebbe agevolmente ricavare la sua volumetria in bacini già aperti come sottolineato dal TAR di Brescia in una recente sentenza riguardante una caso analogo a Capo di Ponte e senza distruggere l’ultimo terreno rovatese a denominazione DOCG.
Alla vigilia delle elezioni regionali lanciamo per l’ennesima volta un accorato appello alle forze politiche: chiunque vinca deve prendere il chiaro impegno con i cittadini di modificare la legge regionale che norma l’attività estrattiva in Lombardia.
Il parere dei comuni deve diventare vincolante nella decisione di collocare un bacino estrattivo sul loro territorio. E’ ora di finirla che con i Comuni contrari la Regione collochi comunque un mega bacino estrattivo sul loro territorio solo perché un privato è proprietario di un appezzamento di terra e chiede di poterci cavare. Dal 2004 il nostro Comune, il comune di Cazzago S.M. e altre 50 amministrazioni comunali bresciane e bergamasche hanno depositato una proposta di modifica di legge regionale che riporti le istituzioni a fare pianificazione urbanistica e non demandi il compito agli appetiti dei privati.
Sono passati 6 anni ma la proposta giace nei cassetti di Formigoni e della sua maggioranza inascoltata, nonostante le promesse di modifica.
E’ ora di capire che le istanze delle comunità locali sono importanti almeno altrettanto quanto le richieste dei cavatori.
Ing. Angelo Bergomi, consigliere comunale Rovato Civica delegato alle attività estrattive, segretario PD RovatoEligio Costanzi, vicesindaco Rovato”
martedì 16 marzo 2010
lunedì 15 marzo 2010
domenica 14 marzo 2010
Consiglio di Stato conferma lo stop delle ruspe alla Bonfadina!!!!
Resta quindi confermato lo stop alle ruspe!!
Il consiglio di Stato ha quindi ha confermato la fondatezza delle ragioni del Comune di Rovato, che si era visto negare la possibilità di far valere le proprie ragioni rispetto l'ingrandimento del bacino deciso dalla Regione Lombardia, che aveva quadruplicato il volume di escavazioni della proposta della Provincia di Brescia.
venerdì 12 marzo 2010
Sospensione momentanea alla discarica di amianto a S.Polo
Il Tribunale ha infatti decretato la sospensione dei lavori fino al 28 Aprile 2010, richiedendo per quella data alla Regione Lombardia l'integrazione del fascicolo relativo al rilascio dell’autorizzazione per la discarica.
Intanto il Comitato Brescia contro le nocività, promotore della protesta contro la discarica, sta organizzando per il pomeriggio di Sabato 13 Marzo un incontro per festeggiare l'ottenimento della sospensiva.
lunedì 8 marzo 2010
Anche la Provincia di Brescia ricorre al Consiglio di Stato



martedì 2 marzo 2010
venerdì 26 febbraio 2010
giovedì 25 febbraio 2010
martedì 23 febbraio 2010
Bettoni ricorre al Consiglio di Stato
martedì 16 febbraio 2010
Comunicato stampa sindaco di Cazzago
"
SENTENZA TAR IN MERITO AL PIANO CAVE
In merito al piano cave della provincia di Brescia, ed in particolare per gli ambiti estrattivi ATE 9 (Bonfadina) e ATE 14 (Macogna) il TAR, dopo la sentenza emessa per il ricorso presentato da Rovato, si è pronunciato anche per quanto riguarda il comune di Cazzzago San Martino, con la sentenza 17/2010 del 14.1.2010. Il pronunciamento dei giudici amministrativi è ovviamente dello stesso tenore: la cava Bonfadina, ma anche l’ampliamento della cava Macogna, al di là della via Bornadina sono stati bocciati.
La sentenza si preoccupa invero di salvare il piano cave provinciale nel suo complesso, ma portando avanti un orientamento oramai consolidato (anche e proprio a seguito della giurisprudenza del Consiglio di Stato) il quale non consente che la Regione possa effettuare stravolgimenti del piano cave dopo che la provincia ha fatto le proprie proposte. I comuni interessati devono essere coinvolti se vi sono cambiamenti tali che coinvolgono il loro territorio. Viene dunque bocciato il comportamento della Regione Lombardia che è anche stata condannata al pagamento delle spese.
Il problema di Cazzago, sia per quanto riguarda l’allargamento della Bonfadina al territorio di Cazzago ed anche per quanto concerne l’allargamento della cava Macogna consisteva appunto nel fatto che tali scelte furono decise dalla Regione Lombardia, mentre la proposta di pianificazione della Provincia non prevedeva nulla di tutto questo. Questa decisione della regione per altro fu adottata nonostante la grande mobilitazione che aveva fatto capire in grande stile la contrarietà di Cazzago a tale decisione. Furono raccolte nella circostanza 6.000 firme di protesta, furono coinvolti tutti i comuni vicini, furono indette manifestazioni partecipate, furono compilate centinaia di cartoline di protesta indirizzate a Formigoni.
La sentenza è dettata dalla violazione di modalità procedurali importanti che prevedono l’obbligo formale di consultazione degli enti locali coinvolti se viene intaccato il loro territorio. Da questo difetto discende l’illegittimità di tutti i provvedimenti successivi quali l’approvazione dei progetti di escavazione con le relative autorizzazioni.
Le conseguenze sono che, salvo un orientamento diverso del Consiglio di Stato piuttosto difficile, l’attività della cava Bonfadina si ferma mentre l’ampliamento della cava Macogna oltre la via Bornadina è stato bocciato anche dalla Valutazione di Impatto Ambientale della Regione. Ora tale ampliamento è bocciato anche per questioni di illegittimità della procedura.
L’auspicio formulato dal sindaco Giuseppe Foresti è che di fronte a tanto dispiego di energie ora e per il futuro non sopravvengano decisioni politiche volte a contrastare le decisioni della magistratura. La volontà delle amministrazioni comunali nella pianificazione delle attività estrattive, come era stato previsto nel progetto di legge popolare che Cazzago San Martino aveva proposto insieme a molte altre amministrazioni comunali, non può essere ignorata.
Giuseppe Foresti
"
venerdì 12 febbraio 2010
Carramba che sorpresa!!
giovedì 11 febbraio 2010
mercoledì 3 febbraio 2010
Il Brescia del 03-02-2010: ancora Bonfadina e Piano Cave!

martedì 2 febbraio 2010
Accessi "eccellenti" al Blog

lunedì 1 febbraio 2010
Discarica amianto via Brocchi
"via Brocchi - hanno ripreso i lavori – FERMIAMOLI!!!
Stamattina all'alba le forze dell'ordine (carabinieri, agentidellaquestura e polizia locale) hanno bloccato in entrambi i sensil'accesso al presidio contro la realizzazione della discarica diamianto in via Brocchi.Nello stesso momento gli operai e i tecnici della Profacta s.p.a.hanno ripreso i lavori recintando l'area della cava e posizionandoruspe e camion al suo interno.Tutto questo sta avvenendo nonostante le continue e numerose protestedegli abitanti esasperati dalla presenza di sostanze tossico-nocive inquesta zona;Nonostante non siano state rispettate le distanze minime dalladiscarica ai centri abitati definite per legge;Nonostante sia stato depositato un ricorso al Tar control'autorizzazione rilasciata alla Profacta s.p.a. ancora in attesa dipronuncia e nonostante la nostra chiara e decisa volontà aFARCI IL PARCO DELLE CAVE!!!Ancora una volta gli interessi di un privato minacciano di calpestarei diritti e le necessità di tutta la popolazione con il beneplacito diistituzioni e forze dell'ordine.Invitiamo tutte le persone disponibili a recarsi in via Brocchi, dovestiamo cercando di mantenere un presidio di sopravvivenza, per cercaredi rallentare il più possibile i lavori.Stasera, Lunedì 1 febbraio 2010, alle ore 20:30, presso il circoloArci di Sant'Eufemia (via Saleri 20), il comitato spontaneo controlenocività indice un'assemblea, aperta a tutte le persone interessate,per decidere ed organizzare iniziative di resistenza per i prossimigiorni.Comitato spontaneo Brescia contro le nocività"
sabato 30 gennaio 2010
Lettera al direttore - PIANO CAVE PROVINCIALE DA REVISIONARE!

Egregio direttore,
vorremmo esprimere alcune riflessioni alla luce dei risultati di una recente indagine sullo spaventoso consumo del territorio avvenuto nell’ultimo decennio in provincia di Brescia. Il 14 Gennaio scorso il TAR di Brescia ha annullato l’autorizzazione all’escavazione per la Bonfadina, enorme cava di ghiaia e sabbia posta sul confine tra il nostro comune, Rovato, e, Cazzago S.M., in riferimento ai ricorsi di quest’ultimo. La sentenza fa il paio con quella, identica, dello scorso dicembre relativa ai nostri ricorsi rovatesi.Il TAR ha sancito come la Regione non potesse quadruplicare la Bonfadina passando dalla proposta provinciale di 400.000 mc a 1.600.000 mc senza interpellare i Comuni. Nel merito riteniamo gravissimo che si sia consentito alla ditta di iniziare l’escavazione a Agosto con un’autorizzazione ora annullata, sapendo benissimo che il TAR si sarebbe comunque espresso nell’arco di qualche mese in un senso o nell’altro. E ora chi ripristinerà il danno arrecato al nostro territorio dopo quattro mesi di frenetica attività, con file di bilici in ingresso/uscita dal bacino viste da tutti i cittadini?
Non è questo l’unico tema. Stiamo assistendo negli ultimi mesi a altre numerose sentenze del TAR di Brescia che stanno modificando sensibilmente l’abnorme Piano Cave Provinciale bresciano approvato nel 2005 dalla Regione. Oltre alle due sentenze sopracitate il TAR ha annullato anche l’allargamento al di là di una strada comunale della cava Macogna (ATE14) sempre a Cazzago S.M. e alle porte della frazione rovatese di Duomo: escavazione che avrebbe nei fatti costituito l’apertura di un nuovo bacino. A Ottobre è stato annullato lo spostamento operato dalla Regione di 200.000 metri cubi da una cava a Capo di Ponte (ATE1) consentendo l’apertura di un nuovo bacino, l’ATE57, in Comune di Losine. Troppo sfacciata, per il TAR, la violazione della legge regionale che impone di allargare bacini esistenti prima di aprirne di nuovi. A fine Dicembre, inoltre, il TAR ha ribadito che non è possibile cavare nelle vicinanze dell’aeroporto di Montichiari rigettando la richiesta di un cavatore che chiedeva un risarcimento di 630.000 € ogni 45 giorni di mancata attività, 14.000 euro al giorno! Ci piacerebbe sapere quanto dovrebbero allora chiedere i Comuni per i danni ambientali subiti da attività estrattive pluridecennali e se assisteremo a ricorsi della Regione contro queste sentenze del TAR favorevoli ai Comuni.
Ponendoci nel solco di una condivisibile tutela della Franciacorta ipotizzata dalla Provincia, tanto da suscitare le ire funeste della Regione che l’ha commissariata rispetto al Piano Provinciale Rifiuti, ci chiediamo se non sia arrivato il momento di prevedere una revisione del Piano Cave Provinciale, essendo giunti a metà della sua decennale durata.Sul caso della cava Bonfadina, per esempio, ci chiediamo se non sia opportuno preservare l’ultimo terreno rovatese a denominazione DOCG, chiudendo definitivamente questa vicenda che non giova a nessuno: i Comuni rigettano l’idea di aprire un enorme buco di 34 ettari confinante con dei vitigni e appetibile anche per future discariche, la ditta chiede di operare con sicurezza per il proprio futuro. Ad esempio, una revisione del piano potrebbe consentire abbastanza agevolmente una cancellazione definitiva del bacino della Bonfadina con redistribuzione dei suoi volumi su bacini già aperti: l’impatto sarebbe di gran lunga inferiore, in linea con gli indirizzi dati dal TAR e con quanto previsto anche nel Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale. A livello più generale è assodato che i metri cubi di ghiaia assegnati nel 2005 sono eccessivi rispetto a un’edilizia bresciana molto rallentata e a milioni di metri cubi di inerti bresciani estratti per esigenze non bresciane. Il federalismo non vale per le cave? Tanto più ora che stanno avanzando concrete proposte di recupero di inerti al fine di ridurne l’estrazione.
Un ultimo passaggio sulla Regione Lombardia. Dal 2004 una cinquantina di Comuni, con Cazzago S.M. e Rovato capifila, hanno portato all’attenzione del presidente Formigoni una proposta di modifica della legge regionale cave (14/1998) che consenta ai Comuni di contare qualcosa nella pianificazione dei bacini estrattivi. Oggi, infatti, un cavatore proprietario di un’area agricola può vedersela convertita in escavabile da un voto regionale, aumentandone il valore economico di decine e decine di volte, anche se il Comune è contrario. La Regione (con in testa numerosi assessori e consiglieri regionali bresciani, alcuni ricandidatisi alle prossime elezioni regionali) aveva promesso da tempo il superamento dell’attuale legge. E’ passata un’intera legislatura ma non abbiamo visto la modifica di una virgola. Anzi! Abbiamo assistito allibiti a numerosi ricorsi della Regione Lombardia al TAR o al Consiglio di Stato contro i Comuni. Perché invece la Regione non si è costituita in giudizio con la medesima tempestività contro i ricorsi di numerosi cavatori? Ma come, si ricorre contro i Comuni e non contro i privati?Con queste premesse ci chiediamo se dovremo assistere anche a Rovato all’ennesimo avvilente ricorso della Regione Lombardia al Consiglio di Stato anche sulla cava Bonfadina. Non vogliamo però fare di tutta l’erba un fascio. Piuttosto speriamo che i segnali di discontinuità avanzati ultimamente dalla Provincia di Brescia rispetto a questa logica regionale si concretizzino davvero. Un buon inizio sarebbe ripristinare la Consulta provinciale per le attività estrattive che per 5 anni la giunta provinciale Cavalli non ha rinnovato: un organismo che con il contributo di esperti del settore, ordini professionali, Comuni, imprese di escavazione, agricoltori ecc potrebbe davvero aumentare la consapevolezza della necessità di revisionare il Piano Cave Provinciale di Brescia. Sarebbe una prima indicazione che le istituzioni sono tornate a fare pianificazione urbanistica e non hanno demandato, inconcepibilmente, questo compito ai cavatori.
Ing. Angelo Bergomi (Consigliere comunale di Rovato con delega alle attività estrattive)
Eligio Costanzi (Vicesindaco Rovato)
giovedì 28 gennaio 2010
Protesta contro discarica amianto
La manifestazione si è tenuta nei pressi della sede della Profacta spa, in via Bose, proprietaria dell'area destinata alla discarica. Ricordiamo che la Profacta appartiene al Gruppo Faustini, un altro emblematico esempio di imprenditoria bresciana dell'industria dell'escavazione che prima lucra con la vendita di sabbia e ghiaia e poi trasforma le cave scavate in discariche.
Ricordiamo altresì che la stessa Profacta ha avanzato uno dei due progetti di discarica all'interno del bacino estrattivo della cava Macogna.
Di seguito il prospetto delle partecipazioni del gruppo Faustini come visibile dal sito istituzionale della società (www.gruppofaustini.it), in particolare si sottolinea il controllo diretto esecitato rispetto alla Profacta spa e alla Inertis srl entrambe attive nel mondo dello smaltimento rifiuti.
martedì 26 gennaio 2010
Parco Macogna
lunedì 25 gennaio 2010
TAR - Bonfadina - Cazzago SM
mercoledì 20 gennaio 2010
Invito per presentazione VAS su PGT Rovato

L'assessore allo sviluppo urbanistico sostenibile R.Sette ha invitato il nostro comitato all''incontro pubblico di presentazione della Valutazione ambientale strategica del PGT del comune di Rovato, che si terrà
Giovedì 21 gennaio alle 20.30 presso la sala civica del Foro Boario.
martedì 19 gennaio 2010
domenica 17 gennaio 2010
TAR boccia la Bonfadina anche su Cazzago S.M.


Il TAR di Brescia, con delibera n. 00017/2010 del 14 Gennaio 2010, ha accolto il ricorso promosso dal Comune di Cazzago S.M. contro l'apertura dell'ATEg 09, cava Mercurio-Bonfadina, sul relativo territorio di competenza. La sentenza, così come era già avvenuto per l'analogo ricorso del Comune di Rovato (e di cui abbiamo riferito nel post del 3 Dicembre 2009) annulla gli atti impugnati con il ricorso e condanna la Regione Lombardia al pagamento delle spese del giudizio in favore del Comune di Cazzago S.M.
In pratica il TAR annulla la concessione di escavazione, e di conseguenza decreta lo spegnimento delle ruspe all'interno dell'ambito.
Tale provvedimento era in qualche modo scontato, visto il precedente pronunciamento sul ricorso del Comune di Rovato. Non mancano tuttavia i motivi di rammarico.
Il cavatore infatti, nonostante i ricorsi ancora aperti, ha provveduto ad iniziare i lavori di escavazione producendo un notevole "buco" (si vedano a testimonianza le immagini pubblicate negli scorsi posts). Lo sfregio apportato al territorio della Franciacorta risulta ora difficilmente sanabile, anche se i Comuni interessati potrebbero chiedere il ripristino ambientale.
Segnaliamo ai nostri lettori che l'escavazione è iniziata in una porzione di ambito ricompresa proprio nel Comune di Cazzago S.M.
Ricordiamo altresì che l'originaria bozza di piano d'escavazione promosso dalla Provincia di Brescia prevedeva l'interessamento del solo territorio del Comune di Rovato. L'estendimento del progetto al Comune di Cazzago S.M. avvenne solo successivamente, durante l'approvazione del piano cave di Brescia in Regione Lombardia.
sabato 16 gennaio 2010
Conferenza stampa sindaci Plis Macogna
L’incontro è servito per analizzare con gli organi di stampa i recenti aggiornamenti sul caso Macogna, "le buone notizie" pervenute negli ultimi giorni:
1. Il provvedimento della Provincia di Brescia (n. 4685 del 30/12/09) di approvazione del progetto di gestione produttiva dell’ATEg 14, cava Macogna-Bonardina. In particolare per tale procedimento autorizzativo la Provincia di Brescia ha escluso la possibilità di recupero tramite conferimento di rifiuti. I Comuni interessati dall’ambito dovranno ora procedere alla definizione della convenzione con le ditte cavatrici coinvolte nel progetto di escavazione.
2. Il provvedimento del TAR di Brescia, in seguito a un ricorso promosso dal comune di Cazzago S.M., che boccia l’ampliamento dell’ambito estrattivo a ovest della via Bonardina. Tale evento scongiura l'estendimento dell'ambito estrattivo a ovest, verso la frazione Duomo di Rovato.

La conferenza stampa si è conclusa con la firma congiunta da parte dei sindaci della convenzione per la costituzione dell’Ufficio comune per la gestione del parco locale di interesse sovra comunale della Macogna.
venerdì 15 gennaio 2010
2 nuove cave per Bergamo
http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/111738_cave_a_caravaggio_e_casirate_si_riaccendono_le_polemiche/
la giunta Regionale ha deliberato la reintroduzione di 2 ambiti estrattivi, la cava di Caravaggio e la cava di Casirate, nel piano cave della Provincia di Bergamo.
"Cave a Caravaggio e Casirate: si riaccendono le polemiche
La cava di Caravaggio e la cava di Casirate sono stata reinserite nel piano cave della provincia di Bergamo. Lo ha deciso mercoledì 13 gennaio con due delibere la giunta
regionale. L’esecutivo dichiara di aver agito in
ottemperanza a quanto stabilito da due sentenze del Tar, che davano ragione
ad altrettante imprese edili private che, mesi prima, avevano
presentato ricorso contro lo stralcio sia del sito estrattivo
caravaggino che di quello casiratese deliberato dal consiglio
regionale nella primavera del 2008, considerandolo non
sufficientemente motivato.
La cava di Caravaggio avrebbe avente una potenzialità estrattiva iniziale di circa 3
milioni di metri cubi ma suscettibile di incremento, anche
notevole, fino a circa 6 milioni di metri cubi, individuato a sud
del territorio comunale, in località “Le Volte”, al confine con i
territori dei Comuni di Mozzanica, di Capralba e di Sergnano. I sindaci dei Comuni di Mozzanica e Capralba sono da sempre in prima linea sul
fronte del no alla cava.
Un altro fronte del no, formato da partiti politici, enti ed
associazioni, ha portato oltre 400 persone lo scorso 4
ottobre a Caravaggio per dare vita ad una fiaccolata contro la
cava ideata dal leader dell’UdC di Crema Martino Boschiroli.
In campo per il no anche le diocesi di Crema e di Cremona.
Sulla vicenda interviene il consigliere regionale del Pd Marcello Saponaro secondo il quale la pronuncia dell’assessore Ponzoni che ha deliberato di accogliere la sentenza del Tar che si pronuncia a favore dei cavatori “è un eccesso di zelo del tutto ingannevole in quanto il TAR non chiedeva alla Regione di reinserire gli ATE ma di motivare meglio in Consiglio Regionale le motivazioni dello stralcio.
Più volte ho chiesto a Formigoni di coinvolgere ARPA affinché producesse uno studio approfondito sull’impatto idrogeologico delle cave, il Presidente ha preferito dare ottemperanza, non al TAR ma alle richiede dei cavatori”.
“Il gesto è doppiamente scorretto – attacca il consigliere Saponaro – se si considera che Formigoni non ci ha pensato due volte a impugnare, invece, un’altra sentenza del Tar, quella favorevole agli ambientalisti (WWF, Italia Nostra) che avevano chiesto di stralciare le cave di Pianico, Carobbio degli Angeli, Torre Pallavicina, Boltiere, Antegnate, Ardesio e Onore"."
mercoledì 13 gennaio 2010
4 cave di prestito per la TAV in Provincia di Bergamo
sembrerebbero essere spuntate 4 cave di prestito in provincia di Bergamo per la realizzazione della TAV.
Si veda all'indirizzo:
http://marcellosaponaro.it/home/altre_notizie/nuove-cave-per-servire-la-tav-interrogazione-di-saponaro-e-benigni-allassessore-ponzoni
"Nuove cave per servire la Tav, interrogazione di Saponaro e Benigni all'Assessore Ponzoni
12/01/2010
Altre quattro cave di prestito, a Mozzanica, Covo, Antegnate e Fornovo, per servire la Tav e per le opere accessorie. Le amministrazioni locali dei comuni sopra citati hanno ricevuto da parte del consorzio Cepav2 lo studio di impatto ambientale preliminare che precede la richiesta di autorizzazione dei nuovi poli estrattivi. I consiglieri regionali del Pd Marcello Saponaro e Giuseppe Benigni hanno oggi depositato un’interrogazione all’assessore all’ambiente Ponzoni per avere chiarimenti in merito ai nuovi ambiti estrattivi spuntati a sorpresa.
“La cosa assurda – attacca Saponaro – è che dopo otto anni per l’approvazione del piano cave della provincia di Bergamo ci troviamo oggi con quattro nuovi possibili sfregi al territorio. Ci chiediamo a questo punto a cosa serva un piano cave che, tra l’altro, già prevede volumi per le grandi opere se pochi mesi dopo la sua approvazione si chiedono altre cave, a questo punto fuori da qualunque logica di pianificazione, per soddisfare i fabbisogni delle stesse grandi opere”.
“Ancora una volta - aggiunge Benigni - si evidenzia la necessità di rivedere completamente la legge che regola i Piani cave e che colpevolmente il centrodestra ha rimandato sine die. Per quanto riguarda i quattro nuovi poli, attraverso l’interrogazione chiediamo conto all’assessore all’ambiente Ponzoni del perché queste cave non siano state previste già in sede di discussione del Piano cave, quando era già chiaro che la Tav e la Brebemi sarebbero state realizzate”.
Gli ambientalisti sono, assieme agli amministratori locali, sul piede di guerra: “Non si capisce – dice Arturo Giudicati, presidente del circolo della bassa bergamasca di Legambiente - con quale logica si possa anche solo prendere in considerazione come sito di escavazione un territorio ad alto rischio idrogeologico e la cui fragilità è evidente. Tra l’altro si tratta di comuni a pochi chilometri dall’appena ripristinata cava di Caravaggio”.
lunedì 11 gennaio 2010
Articolo su Bresciapoint.it

Nuovo articolo per la cava Mercurio-Bonfadina e per il nostro comitato sul portale web bresciano Bresciapoint.
Il nuovo articolo è disponibile al seguente indirizzo:
http://www.bresciapoint.it/ambiente/298-no-cava-nei-comuni-di-rovato-e-cazzago.html
Bresciapoint è un blog che tratta varie tematiche, tra le quali quella ambientale, relative al territorio bresciano. Non è la prima volta la questione della nostra cava trova spazio tra le sue pagine.
Segnaliamo che Bresciapoint è on-line con una nuova ed accattivante grafica.
martedì 5 gennaio 2010
Attività estrattiva in Provincia di Brescia: aggiornamenti
Come riferisce il Bresciaoggi del 02/01/10 il comune di Cortefranca avrebbe trovato l’accordo con la ditta Vela per le 2 cave di argilla situate tra Timoline e Borgonato, nel cuore della Franciacorta. Per il bacino più piccolo (circa 30 mila metri quadri) l’attività estrattiva continua.
Per il bacino più grande (circa 70 mila metri quadri), ormai esaurito, è previsto il recupero ambientale. Ancora una volta dietro la parola di facciata del “recupero ambientale” di una cava si cela una nuova discarica. Stavolta il riempimento dovrebbe essere realizzato attraverso l’utilizzo di terre e rocce da scavo. L’accordo con il privato frutterà al Comune di Cortefranca la bellezza di 215.500 € sotto forma di opere pubbliche.
Con sentenza del 28 Dicembre 2009 il TAR di Brescia ha respinto il ricorso (e le relative richieste di risarcimento danni) delle ditte cavatrici Cave di Ghedi srl (Ghedi) e Vezzola (Montichiari), che avevano presentato istanza conto la Provincia di Brescia per l’annullamento al diritto di escavazioni nei lotti limitrofi all’aeroporto G.D’annunzio di Montichiari. Quindi non si caverà fino a quando la Regione Lombardia licenzierà il piano d’area dell’aeroporto.
martedì 29 dicembre 2009
Discarica amianto Travagliato
sabato 19 dicembre 2009
Cartoline di natale dalla cava
giovedì 17 dicembre 2009
PCB Caffaro nelle cave bresciane
Il sequestro ha riguardato anche una cava nel comune di Manerbio, dove il terreno asportato veniva conferito.
Rimaniamo in attesa dello svolgimento delle indagini da parte dell'Autorità inquirente, sperando che almeno stavolta non siano stati commessi altri reati; l'elenco della cronaca dello smaltimento illecito di rifiuti nelle cave bresciane infatti è molto lungo come dimostrano i posts pubblicati nel nostro blog.
martedì 15 dicembre 2009
venerdì 11 dicembre 2009
Articolo Bresciaoggi
mercoledì 9 dicembre 2009
Articolo ilBrescia
lunedì 7 dicembre 2009
Conferenza dei servizi per escavazione cava Macogna
La Provincia sembrerebbe essere dalla parte dei comuni promotori del PLIS, prevedendo il recupero a fondo cave e, quindi, senza le paventate discariche. Sul tavolo della conferenza anche le indagini in corso da parte della Procura della Repubblica per presunte escavazioni abusive all'interno dello stesso sito (addirittura sembrerebbe fino a 450.000 m3 aggiuntivi rispetto al consentito) coperti con altro materiale da rifiuto.
Bresciaoggi 06/12/2009 - Macogna, si allontana l'ipotesi della discarica
"Lo spettro della discarica si allontana dalla cava Macogna. Il controverso iter autorizzativo legato al ripristino ambientale del bacino estrattivo dell’Ate 14 ha subito una clamorosa svolta nell’ultima conferenza di servizi. La Provincia ha sposato la linea restrittiva assunta da Berlingo, Cazzago, Rovato e Travagliato, i quattro Comuni coinvolti dal progetto. Anche per il Broletto va previsto il recupero «a fondo cava» degli 80 ettari che verranno scavati per estrarre sabbia e ghiaia. Il che significa che il cratere non può essere riempito con rifiuti inerti. Sul punto si sono dette d’accordo anche la Nordcave e la Cave San Polo, due delle tre ditte interessate dall’escavazione. LA PRESA DI POSIZIONE rappresenta una sorta di polizza contro il rischio discarica paventato dalle Amministrazioni comunali e dalle associazioni ambientaliste. La definizione tecnica di «recupero a fondo cava» è infatti l'antitesi di quanto previsto dalla Regione che aveva ipotizzato un ritombamento a piano campagna con l’impiego di scarti e rifiuti. Prende corpo così il sogno delle quattro amministrazioni comunali che una volta esaurite le quote di escavazione, vorrebbero realizzare nel sito un Parco locale di interesse sovracomunale da 420 ettari. L’oasi sarebbe una pennellata di verde e di ossigeno in un territorio martoriato da cave e discariche e minacciato dal tracciato del Super treno e della BreBeMi. Durante la riunione fiume della conferenza dei servizi convocata l'altro ieri in Provincia (la seduta è durata ben nove ore) sono state prese altre importante decisioni. LE DITTE CHE BENEFICERANNO dell’Ate 14, provvederanno a realizzare una serie di adeguamenti viari, mentre il comune di Berlingo ha chiesto con formza il rispetto dei limiti dal pozzo municipale. I portavoce dei Comuni di Berlingo, Travagliato, Cazzago e Rovato hanno anche chiesto che nelle coordinate di programmazione delle future escavazioni vengano inseriti i dati forniti dalla procura della Repubblica, che su una porzione di Ate 14 è intervenuta bloccando illeciti quali l'escavazione abusiva (i periti incaricati dal magistrato parlano di 450mila metri cubi, un'enormità) e il ritombamento con rifiuti speciali. Gli amministratori comunali tengono a precisare nelle osservazioni presentate che «non è rappresentato in alcun elaborato il rapporto tra l'escavazione di progetto, l'escavazione abusiva e la posizione della falda. Si evidenzia, inoltre, che uno dei carotaggi effettuati il 26 maggio del 2009 dalla Procura sulla parte sud est del mappale 42 ha evidenziato la presenza di acqua ad una profondità di 5 metri dal fondo cava con probabile compromissione della prima falda acquifera». Per questo sono stati chiesti adeguamenti cartografici (in relazione agli illeciti commessi) e i Comuni si sono riservati ogni ulteriore approfondimento e azione nelle procedure amministrative e giudiziarie in corso. Per onor di cronaca la conferenza si è aperta con un messaggio dei lavoratori delle ditte d'escavazione, preoccupati per il loro futuro. Le prospettive sono negative anche alla luce della crisi nera dell'edilizia, strettamente legata al settore estrattivo. Il prossimo appuntamento istituzionale, per verificare la fattibilità delle richieste dei Comuni è previsto per mercoledì alle 16.30."
giovedì 3 dicembre 2009
Sentenza TAR di Brescia annulla la Bonfadina
.jpg)
Il TAR di Brescia, con provvedimento n. 200902389 del 01/12/09, si è pronunciato sul ricorso presentato dal comune di Rovato per la "nostra" cava Mercurio-Bonfadina.
In sostanza ha ravvisato un difetto di procedura nell'iter autorizzativo da parte della Regione Lombardia, quest'ultima infatti aveva quadruplicato il volume di escavazione rispetto la proposta formulata nel piano dalla Provincia di Brescia (da 400.000 m3 a 1.600.00 m3), decidendo senza risottoporre la proposta al Comune. Risulterebbe pertanto usurpato il diritto del Comune di Rovato di formalizzare eventuali osservazioni rispetto al progetto enormemente maggiorato licenziato dalla Regione.
La sentenza del TAR prevede l'annullamento degli atti impugnati con i ricorsi, rendendo conseguentemente nulla l'autorizzazione rilasciata per l'escavazione dell'ATEg09.
Il cavatore, la Provincia e la Regione possono ora decidere di ricorrere al Consiglio di Stato, come precedentemente hanno già fatto quando il TAR di Brescia si era pronunciato favorevolmente rispetto alla sospensiva dell‘attività estrattiva per la mancata applicazione della VIA (si vedano i posts nel nostro blog dei mesi di marzo e aprile 2008).
A questo indirizo è disponible il testo integrale della sentenza,
http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Brescia/Sezione%202/2005/200500458/Provvedimenti/200902389_01.XML
martedì 1 dicembre 2009
Considerazioni su cava di prestito Brebemi
Non ci pare tuttavia che le informazioni diffuse all'opinione pubblica (magari anche da qualche politico ambientalista dell'ultima ora) siano sempre state date in modo completo e chiaro.
Essendo vigili sull'argomento da molto tempo riteniamo opportuno ricordare ai nostri lettori alcuni avvenimenti passati:
1. Il progetto originario di Brebemi prevedeva lo sviluppo dell'autostrada in trincea (sotto il livello del piano campagna), in modo da recuperare materiale da utilizzare per la realizzazione dell'Alta Velocità Ferroviaria, altra grande opera che interesserà il territorio bresciano. In sede di approvazione definitiva si è proceduto ad una variazione del progetto d'opera, passando da un'autostrada in trincea a una sopraelevata rispetto al piano campagna, prefigurando conseguentemente la necessità di materiale per la realizzazione delle relative massicciata non necessarie nel progetto originario.
2. In fase di stesura del piano cave provinciale (2004) la Provincia di Brescia sottoponeva specifica nota alla Regione Lombardia, responsabile del licenziamento, nella quale si dichiarava che il piano era sovradimensionato perchè teneva già conto dei fabbisogni di materiale da imputare alla realizzazione delle grandi opere TAV e Brebemi. A tale proposito si vedano i dati statistici dei piani provinciali cave lombardi, dai quali si evince come il rapporto tra m3 concesso in escavazione per abitante sia per Brescia praticamente il doppio rispetto alla media delle altre provincie lombarde.
3. In sede di approvazione in Regione Lombardia del piano cave provinciale di Brescia (2005) i quantitativi concessi, già sovradimensionati, subivano un ulteriore incremento (in particolare, ad esempio, la nostra cava Bonfadina passava da 400.000 m3 a 1.600.000 m3).
4. i cavatori delle cave di Botticino si sono dichiarati disponibili a coprire il fabbisogno aggiuntivo di materiale per Brebemi attraverso l'utilizzo degli scarti di lavorazione. Tale ipotesi è stata accolta favorevolmente da E.Mattinzoli, assessore all'ambiente della 2° giunta provinciale Cavalli, salvo poi venire scartata per incompatibilità del materiale (probabile dissesto e cedimento della banchina stradale) dall'assessore ai lavori pubblici M.Parolini solo dopo l'instaurazione della giunta Molgora. Per Brebemi si è prefigurato pertanto il fabbisogno di 8.000.000 m3 da recuperare in ben 3 cave di prestito lungo la direttrice dell'autostrada tra Brescia e Bergamo.
5. L'autodromo di Franciacorta, il cui ampliamento verrebbe realizzato proprio attraverso la cava bresciana di prestito per Brebemi scongiurando in tal modo la possibilità di riempimento con rifiuti, sorge esso stesso a fianco di un'immensa discarica di rifiuti solidi urbani. La famosa discarica di Castrezzato-Trenzano autorizzata originariamente per 500.000 m3 e successivamente ingrandita fino a quasi 3.000.000 m3.
Secondo voi quanto presentato costituisce solo una lunga serie di coincidenze oppure rappresenta un preciso piano strategico a beneficio della potente lobby dei cavatori?




























